Trovare un medico di famiglia in Italia sta diventando sempre più difficile: secondo la Fondazione Gimbe ne mancano oltre 5.700. Una crisi che sta cambiando il volto della sanità territoriale e che ora il governo cerca di affrontare con il decreto Schillaci. Ma cosa sta succedendo davvero, e soprattutto: cosa cambia per chi ha bisogno di un dottore?

Medici mancanti: oltre 5.700 (Gimbe) · Calo 2019-2024: 5.197 unità · Assistiti medi: 1.383 · Riforma: decreto Schillaci 2024

Panoramica rapida

1Fatti confermati
  • Oltre 5.700 medici mancanti in Italia (Il Tirreno)
  • 5.197 medici in meno tra 2019 e 2024 (Tgcom24)
  • 1.383 pazienti in media per medico, sopra la soglia ideale (Sky TG24)
2Cosa resta incerto
  • Impatto effettivo della riforma sul territorio
  • Dati precisi per singola regione sulla carenza
  • Efficacia concreta delle Case di Comunità
3Segnale temporale
4Cosa viene dopo
Indicatore Valore Fonte
Medici mancanti oltre 5.700 Fondazione Gimbe via Il Tirreno
Calo 2019-2024 5.197 unità Tgcom24
Assistiti medi per medico 1.383 Sky TG24
Regioni colpite 18 Il Fatto Quotidiano
Soglia ideale assistiti sotto 1.300 Il Tirreno
Data bozza riforma 23 aprile 2026 Il Fatto Quotidiano

Quanti sono i medici di base in Italia?

La carenza di medici di medicina generale in Italia ha raggiunto dimensioni critiche. Secondo la Fondazione Gimbe, ne mancano oltre 5.700 per garantire un’assistenza adeguata alla popolazione. Questo dato è stato confermato da più fonti indipendenti e rappresenta un’allarme che il sistema sanitario nazionale non può più ignorare.

Il calo numerico è stato particolarmente marcato tra il 2019 e il 2024: in questo periodo sono spariti 5.197 medici di famiglia dalla rete assistenziale. Ogni professionista segue oggi in media 1.383 pazienti, un dato che supera la soglia considerata ideale (sotto 1.300) e che rende sempre più difficile ottenere un appuntamento tempestivo.

Dati Gimbe su carenza

La Fondazione Gimbe ha documentato come la carenza si estenda a 18 Regioni italiane, colpendo in modo particolare le aree più densamente popolate. Le ASL si trovano costrette a pubblicare bandi per l’assunzione di nuovi medici che restano deserti: nessuno si presenta. È una situazione che sta mettendo in ginocchio la medicina territoriale.

La carenza in numeri

In 5 anni l’Italia ha perso l’equivalente di un’intera città medica: 5.197 professionisti in meno. Il risultato? 1.383 pazienti in media per ogni medico attivo, ben oltre la soglia di sicurezza.

Distribuzione per regione

Le regioni più popolose sono quelle che soffrono di più: trovare un medico di famiglia disponibile è diventato un problema quotidiano per milioni di italiani. Non si tratta solo di numeri astratti: dietro ogni dato c’è un paziente che deve percorrere chilometri per una visita o che rinvia cure necessarie per mancanza di alternative.

Il fenomeno colpisce in modo disomogeneo il territorio nazionale. Le differenze tra Nord e Sud si traducono in un divario concreto nell’accesso alle cure primarie, con le aree metropolitane più in difficoltà.

Perché non ci sono più medici di base?

Capire le cause della carenza è essenziale per cogliere la portata della riforma in arrivo. Il problema non è improvviso: è il risultato di anni di scelte che hanno reso la professione di medico di famiglia sempre meno attrattiva per i giovani laureati.

Cause demografiche

La popolazione italiana invecchia, e con essa cresce il numero di pazienti cronici che necessitano di un follow-up costante. Nel frattempo, molti medici di famiglia vicini alla pensione non trovano sostituti. È un doppio effetto che sta svuotando gli ambulatori sul territorio.

Problemi formativi

La medicina generale non è ancora riconosciuta come specializzazione con pari dignità rispetto ad altre discipline. Chi si laurea in medicina tende a orientarsi verso branche più valorizzate economicamente e socialmente. Il risultato? Corsi di formazione in medicina generale che faticano a trovare candidati.

Perché i bandi restano deserti

Le ASL offrono contratti che non competono con altre opportunità lavorative. Un medico specializzato può scegliere l’ospedale, il privato o andare all’estero. Il risultato: i bandi per assumere medici di famiglia restano senza risposta.

Quanto guadagnano i medici di base in Italia?

La questione stipendi è centrale nel dibattito sulla carenza. Attualmente, la retribuzione dei medici di famiglia convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale dipende dal numero di assistiti: più pazienti seguiti, maggiore il reddito. Ma il range può variare enormemente.

Range stipendi

Le stime indicano compensi che vanno da circa 52.500 euro per chi ha un numero ridotto di pazienti fino a 160.000 euro annui per chi gestisce un carico massimo. Il tetto massimo di 1.500 assistiti stabilito dalla normativa pone un limite a quanto un singolo medico può guadagnare, ma anche questo massimale sta creando problemi di accesso per i nuovi pazienti.

Il nodo stipendi

Un medico di base con 1.500 pazienti può arrivare a 160.000 euro, ma per raggiungere quel reddito deve seguire un numero di persone che compromette la qualità dell’assistenza. Il sistema premia la quantità, non la qualità.

Fattori variabili

Lo stipendio effettivo dipende da molti fattori: la zona geografica, il numero di assistiti effettivamente iscritti, le attività aggiuntive svolte (visite domiciliari, partecipazione a programmi di gestione delle cronicità). Non tutti i medici raggiungono il massimale, e chi lavora in aree disagiate spesso guadagna meno.

Cosa succede se rimango senza medico di base?

Restare senza medico di famiglia non significa restare senza assistenza, ma le alternative sono meno immediate. Per chi si trova in questa situazione, è importante conoscere le opzioni disponibili.

Opzioni per pazienti

È possibile rivolgersi temporaneamente a un altro medico di famiglia della stessa ASL, che può accogliere nuovi assistiti oltre il proprio massimale in via provvisoria. Esistono anche i servizi di continuità assistenziale (ex guardia medica) per le urgenze notturne e festive.

Rivolgersi ad altri dottori

I pazienti privi di medico di riferimento possono chiedere l’assegnazione temporanea a un professionista disponibile nella stessa zona. In caso di emergenza, il pronto soccorso resta sempre accessibile, ma non è la soluzione per le patologie croniche che richiedono un follow-up continuo.

Il rischio per i pazienti fragili

Chi ha patologie croniche o è considerato paziente fragile soffre di più la mancanza di un medico di riferimento. Senza un professionista che conosca la storia clinica, aumentano le probabilità di errori terapeutici e ricoveri evitabili.

Novità della riforma Schillaci per medici di base

Il decreto Schillaci rappresenta il tentativo più serio finora di affrontare la crisi strutturale della medicina generale. Presentato il 23 aprile 2026 in Conferenza delle Regioni, il provvedimento introduce cambiamenti profondi nel modo in cui i medici di famiglia operano nel Servizio Sanitario Nazionale.

Case di Comunità

Il fulcro della riforma sono le Case di Comunità, strutture pensate per integrare l’assistenza territoriale. I medici di medicina generale diventano una componente stabile di queste strutture, con l’obiettivo di garantire un punto di riferimento più accessibile per i cittadini. L’idea è farne il primo livello di contatto con il sistema sanitario.

Il paradosso della riforma

Le Case di Comunità esistono già sulla carta, ma molte non sono ancora operative. La riforma rischia di inseguire un obiettivo già scritto nel PNRR senza garantire che le strutture siano effettivamente funzionanti.

Assunzioni Asl

Novità cruciale: le ASL potranno assumere a tempo indeterminato medici con specializzazione in medicina generale. Non si tratta di un passaggio obbligatorio, ma di un’opportunità per chi vuole entrare nel sistema come dipendente pubblico invece che come professionista convenzionato. È un cambio di paradigma che punta a rendere la professione più stabile e attraente.

La bozza prevede un sistema misto: la convenzione resta il canale ordinario, ma accanto ad essa si apre la possibilità della dipendenza volontaria. Chi sceglie di diventare dipendente avrà un contratto simile a quello degli ospedalieri, con stipendi legati a obiettivi e attività svolte, non più solo al numero di pazienti iscritti.

Cosa cambia davvero

Per la prima volta, un medico di famiglia potrà scegliere se restare convenzionato (con più autonomia) o diventare dipendente (con più protezione sociale). Ma il rischio è una fuga dalla convenzione che indebolisca ulteriormente la medicina territoriale.

Cronologia della crisi

Tre momenti chiave definiscono l’evoluzione della carenza di medici di base in Italia e la risposta istituzionale.

Periodo Evento Fonte
2019-2024 Calo di 5.197 medici di base dalla rete assistenziale Tgcom24
23 aprile 2026 Bozza decreto Schillaci presentata in Conferenza delle Regioni Il Fatto Quotidiano
Maggio 2026 (previsto) Via libera finale e approvazione decreto-legge Tgcom24

Cosa è confermato e cosa resta incerto

La situazione dei medici di base in Italia presenta elementi certi e zone grigie che è importante distinguere.

Confermato

  • Oltre 5.700 medici mancanti secondo Gimbe
  • Calo di 5.197 unità tra 2019 e 2024
  • 1.383 assistiti medi per medico
  • 18 Regioni colpite dalla carenza
  • Bozza presentata il 23 aprile 2026
  • Sistema misto convenzione-dipendenza nella riforma

Incerto

  • Impatto effettivo della riforma una volta operativa
  • Dati precisi per singola regione
  • Numero di medici che sceglieranno la dipendenza
  • Efficacia concreta delle Case di Comunità

Le voci della crisi

“Ammodernare il Servizio sanitario nazionale, senza intaccarne i principi, ma puntando sempre di più sul rafforzamento della medicina territoriale e sul coinvolgimento, nelle Case di comunità, dei medici di medicina generale.”

— Orazio Schillaci, Ministro della Salute (Il Tirreno)

“Non possiamo perdere un’occasione storica per l’Italia. Fare presto per dare agli italiani una sanità più efficiente e vicina ai cittadini, soprattutto ai più fragili.”

— Orazio Schillaci, Ministro della Salute (Sky TG24)

“La riforma non risolve i problemi strutturali della professione. I medici di famiglia sono in rivolta perché si rischia di distruggere ciò che funziona senza costruire nulla di nuovo.”

— Medici di famiglia in rivolta contro la bozza Schillaci (Tgcom24)

In sintesi: La carenza di oltre 5.700 medici di base in Italia non è un’emergenza temporanea ma il risultato di anni di scelte che hanno reso la professione poco attrattiva. La riforma Schillaci introduce il doppio canale convenzione-dipendenza per le Case di Comunità, ma le reazioni della categoria sono critiche. Per i pazienti: l’attesa per un medico di famiglia resterà lunga almeno fino al 2026. Per il governo: servono più che buone intenzioni per invertire una rotta decennale.

Letture correlate: Sanità Pubblica Italia · Liste Attesa Sanità

Fonti aggiuntive

quifinanza.it

La carenza di medici di base in Italia, oltre 5.700 secondo Gimbe, emerge chiara nell’approfondimento sulla carenza critica con proiezioni al 2025 e riduzioni recenti.

Domande frequenti

Quali sono i requisiti per diventare medico di base?

Per diventare medico di medicina generale in Italia è necessario laurearsi in medicina e chirurgia, superare l’esame di stato e frequentare un corso di formazione specifico in medicina generale della durata di 3 anni. La professione richiede anche l’iscrizione all’Albo dei medici.

Come funziona la scelta del medico di famiglia?

Ogni cittadino può scegliere un medico di medicina generale convenzionato con la propria ASL di residenza tra quelli con disponibilità di posti. La scelta può essere cambiata in qualsiasi momento, ma solo se il nuovo medico ha ancora posti disponibili nel proprio massimale.

Dove trovare un medico di base disponibile?

È possibile consultare il portale della propria ASL o recarsi presso gli uffici territoriali per verificare quali medici hanno posti disponibili. In caso di impossibilità a trovare un professionista, si può chiedere l’assegnazione temporanea a un medico della stessa zona.

Qual è il ruolo dei medici nelle Case di Comunità?

Con la riforma Schillaci, i medici di medicina generale diventano una componente stabile delle Case di Comunità, strutture pensate per offrire un primo livello di assistenza territoriale integrata con altri servizi sanitari.

Perché i bandi delle ASL restano deserti?

I bandi per assumere medici di famiglia restano deserti perché le condizioni offerte non sono competitive rispetto ad altre opportunità lavorative. Molti giovani medici preferiscono specializzarsi in altre branche o lavorare all’estero dove le condizioni sono migliori.

Come cambierà lo stipendio dei medici di base?

Con la riforma, la retribuzione non sarà più legata esclusivamente al numero di assistiti, ma anche al raggiungimento di obiettivi sanitari e alle attività svolte sul territorio. Chi sceglie la dipendenza avrà un contratto da dipendente pubblico con tutele maggiori.

Quali regioni hanno più carenza di medici?

Le regioni più popolate come Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia sono quelle dove trovare un medico di famiglia è più difficile. La carenza colpisce 18 regioni su 20, con differenze significative tra Nord e Sud.

Cosa prevede il decreto Schillaci per le Case di Comunità?

Il decreto prevede che i medici di medicina generale possano essere assunti dalle ASL come dipendenti a tempo indeterminato per garantire la piena operatività delle Case di Comunità. È un’opzione volontaria, non un obbligo, e affianca il sistema di convenzione esistente.

Per i pazienti italiani la situazione è chiara: trovare un medico di famiglia richiederà sempre più pazienza almeno fino al 2026, quando la riforma Schillaci inizierà a mostrare i primi effetti. Nel frattempo, l’alternativa è rivolgersi a medici disponibili sul territorio, anche se questo significa spesso cambiare professionista e perdere la continuità assistenziale.